Cezinho non mi crede, sa che tra le strade di Luanda i bianchi non si aggirano a piedi. Troppa polvere e pericoli. E insiste a chiedermi i 500 Kwanzas (circa 5 euro) del parcheggio: “Paga, altrimenti ti scasso lo specchietto”. Alla fine gli mostro le mie scarpe, sporche di laterite raccolta camminando: “Guarda, erano bianche e son diventate rosse, ho fatto una passeggiata, dallo stadio fino a qui”. Ci pensa un po’, mi gira intorno e poi scoppia a ridere, dandosi degli schiaffetti sulle guance: “Come ti chiami amico? Se ripassi di qua chiedi di Cezinho, non avrai nessun problema”.
È un parcheggiatore abusivo, la città ne è piena. In cambio di soldi assicurano “protezione”, e questo
Largo da amizade entre Cuba e Angola è la sua zona.
È una bella domenica, l’aria è limpida qui nella Baixa di Luanda. Al centro della piazza c’è uno stand dell’MPLA, il
Movimento Pela Libertação de Angola, il partito filocomunista che dal 2002, dopo 27 anni di guerra civile, è al governo del paese. Sembra una festa, i militanti mangiano e scherzano tra loro, e uno stereo riproduce ad alto volume vecchi brani patriottici. A un certo punto mi sento osservato: un gruppetto di
camaradas (così in portoghese si chiamano “i compagni”) mi scruta e confabula. Poi il più anziano si alza e mi raggiunge: “Sono Daniel, piacere, perché non viene a sedersi e a pranzare con noi? Oggi è il 26 luglio, celebriamo l’anniversario dell’assalto alla caserma Moncada a Santiago di Cuba”. Mi procurano un posto da capotavola, e subito le signore mi servono lattine di Cuca, una birra locale, e del
cacusso alla griglia (un pesce di barriera con l’aspetto dello scorfano e il sapore dell’orata) con patate e manioca lesse.
Appesantito mi alzo per scattare delle foto, mentre Cezinho balla da solo tra le “sue” macchine.
Lo stand dell'MPLA
I camaradas giocano a carte
Le ragazze grigliano la carne e il cacusso
Io e Daniel