Ci si sposta così, per sentito dire, o perché un amico è stato lì e ha scattato delle foto che incuriosiscono. Ognuno ha i suoi itinerari, le sue scoperte.
Domenica 13 ho scelto di andare a Dondo perché è a sud-est, 200 chilometri da Luanda, e i paesaggi dell’interno non li avevo mai visti. So che è un vecchio insediamento coloniale sulle rive del Kwanza, con le strade larghe e le case basse, bianche e dipinte sui bordi, come quelle alentejane. Ho il serbatoio pieno di gasolio, posso partire senza la paura di non trovare un distributore.
Passo Viana, Catete, e la strada entra nel mato árido, una foresta secca di arbusti e baobab. Cerco di ricordare se ho mai sofferto un caldo simile. Sì forse, a Siracusa molto tempo fa, era luglio e stavo in vacanza da una zia. Però mi guardo intorno, tra i finestrini e il parabrezza opaco, sporco di polvere di argilla. C’è un fenomeno nuovo, che non rintraccio in nessun ricordo: la luce, è di più. Come se di fronte a un Sole ce ne fosse un altro.
E mentre penso a queste cose vedo un poliziotto con la camicia sbottonata, che fa segno di fermarmi.
Quando abbasso il vetro l’afa mi travolge. L’agente mi chiede di dare un passaggio fino a Dondo al suo comandante, poiché loro non hanno mezzi. Sale a bordo un anziano signore in divisa, all’apparenza cordiale e taciturno.
Non conversa infatti, scambiamo poche formalità, mentre fissa il paesaggio con un mezzo sorriso stampato sulle labbra. Poi, a 10 chilometri dall’arrivo, solleva una mano con l’indice puntato a sinistra: “Questo sentiero porta a Massangano, l’antica capitale dell’Angola”.
Il comandante si toglie il cappello, sembra felice di avermi incuriosito, e mi racconta che nel quindicesimo secolo i primi europei ad arrivare in Angola furono gli olandesi, che sbarcarono a Massangano dopo aver risalito il Kwanza. Poi vennero cacciati dai portoghesi, che proprio lì stabilirono la capitale dei nuovi territori occupati, prima di spostarla a Luanda (1575) per motivi strategici. “È rimasto tutto in piedi: chiesa, fortezze, tribunali. Ci vada, vale a pena”.
Durante la settimana cerco di verificare questa storia in rete, ma non trovo nessuna notizia di Massangano. Poi convinco il mio collega Dawen Rocha ad accompagarmi per domenica 20, e ci metto poco con un segreto così.